Il volo di Marco

Oggi, 29 Ottobre 2017, è stato il giorno del Gran Premio della Malesia di MotoGp. È il circuito di Marco Simoncelli, il suo. Qui, nel 2011 è stato chiamato dal suo Destino ad andare a correre ad un livello più alto, raggiungendo chi prima di lui, per Amore dell’Emozione del vento sul cupolino della moto, è andato a curvare fra le nuvole.

Marco è andato su nel 2011, alla curva numero 11, pochi minuti prima delle ore 11, ora italiana. Il suo soprannome era, anzi “é”, SIC. Ed il “suo” circuito si chiama Sepang International Circuit, cioè SIC.   In una commovente intervista pochi giorni dopo quell’incidente, il papà Paolo disse che gli sembrava ci fosse uno “strano destino” legato proprio a quel luogo, alla Malesia, dove Marco aveva sempre dato il meglio di se stesso, giri veloci in prova, record sul giro in gara, eccetera… E proprio a Sepang, la moto che scivola con la gomma posteriore, anziché andare verso l’esterno della pista, come succede sempre, invece torna verso l’interno della pista, dove dietro stanno arrivando gli altri…

Il commento di Vittoriano Guareschi, allora team manager della Ducati, guidata allora da Valentino Rossi: “E’ stata una serie di coincidenze sfortunate. La moto di Sic … si è curvata senza che lui riuscisse a correggere la traiettoria. Così è finito davanti a chi passava all’interno. …una serie di terribili coincidenze”.  E ancora Davide Brivio che faceva parte del team di Valentino: “…ci sono rischi in questo sport, ma qui una serie di coincidenze…”.

Bellissimo il ricordo che ha fatto, di lui, oggi, il pilota giapponese Tatsuki Suzuki che corre con il tema di papà Simoncelli: ha promesso a Marco di salire presto sul podio con suo papà. Grande!

Da genitore, come dar torto al papà quando dice che i figli non dovrebbero morire prima dei genitori, come dargli torto…? Ma chissà che un giorno, lo stesso Destino dia ai suoi bellissimi genitori un segnale di pace a dir loro che anche un distacco così doloroso, quando accade, avrà avuto il suo senso. Ma forse, il suo senso, la mamma e il papà lo hanno già individuato nella consapevolezza che Marco è stato felice, ha realizzato il suo sogno e che, tornando indietro, la famiglia giustamente gli darebbe nuovamente tutto il suo appoggio nel correre in moto. Aggiungo, da motociclista, che anche questo condivido. Il mio amico Matteo, ricorda sempre la magia dell’attimo in cui tiri giù la visiera del casco, un attimo prima di partire e dare “gas a manetta”: quel momento è magico! Come Marco! Grazie SIC 58 !