kharma collettivo

Uno strattone. Ci ha preso per il bavero della giacca e ci ha dato uno strattone. Aveva bisogno di scuoterci. L’Universo. L’unico modo per farci consapevolizzare che qualcosa già non andava. Da tempo. Da molto tempo. La corsa esasperata verso la competizione più spinta, passando per il lavoro in completa deregulation in molta parte del mondo, per la totale indifferenza di un quartetto di colossi mondiali verso il non più sopportabile inquinamento che stavano causando al pianeta, per i palloni da calcio cuciti dai bambini di quattro anni perché così costano meno, per il mancato rispetto verso le ragazze che non si assumono perché prima o poi stanno a casa in gravidanza, per lo sfruttamento degli anziani quando ci servono ed il loro rischio virale quando invece non ci servono, per la foresta amazzonica, e i suoi abitanti, violentata per le colture intensive, quando buttiamo via miliardi di dollari all’anno di cibo non consumato, per l’accettazione passiva di ciò che non ci va più bene ma però ci consola con l’auto più potente o gli stivali più griffati, per il fastidio del fermo alle partite di calcio, ma non dell’esibizione dell’incoscienza al volante o al bar, per le miniere di diamanti e per i loro morti che portiamo alle dita lustrandoci gli occhi, per i chilometri a piedi di una madre africana per avere una tanica d’acqua sulle spalle per i suoi figli, per l’affidare le proprie scelte di vita, anche ora, ad un influencer patinato e spesso ignorante, piuttosto che a un saggio e preparato professore di liceo. Uno strattone. L’Universo, stavolta, ci ha davvero preso per il bavero della giacca e ci ha dato uno strattone. A tutto il pianeta. Perché, lo dico sempre nei miei seminari, l’Universo ci prova a dircelo con le buone, poi si arrabbia e ce lo dice con le cattive. Un giorno ci prende per la giacca e ci dice: “Ora basta! Se non vi fermate da soli, vi fermo io!” Molti stanno pagando anche con la propria vita per questo, e il più delle volte sono anime  innocenti. E quindi, di quel rispetto, proprio quello di cui spesso ci dimentichiamo, meritano una dose decuplicata, con tutto il cuore. Un giorno vedremo, altrove, la loro bellezza. Ma è ora di tirare una riga. Dare la precedenza a tutto ciò di cui ci siamo dimenticati, forse perché non luccica, forse perché non porta guadagno, forse perché non fa immagine, forse perché costa fatica. Non sarà facile. La frase più ricorrente è: “Tornare alla normalità.” Ma quale “normalità” ? Quella di prima? Ancora una volta dando la precedenza a tutto ciò che ci ha portato qui? Alla corsa al profitto ad ogni costo? Al primato dell’io sul noi? Spero proprio di no. Spero in una “normalità nuova” dove le persone vengano prima dei soldi, l’amore incondizionato prima della convenienza, la riconoscenza prima dell’egocentrismo, la capacità di leggere un libro prima della capacità di scegliere l’ennesimo, inutile, accessorio. Un giorno, quando ero un giovane ribelle, ho fatto una promessa a me stesso: “Non mi avranno!” Questo mese compirò 62 anni e lo ridico con forza: “Non mi avranno!” Sono nato libero e morirò libero. Perché ora ho capito cosa è la libertà: è l’essere in armonia con chi e con cosa meriti rispetto. Dove c’è rispetto, c’è armonia. E, ce lo siamo detto anche recentemente di persona, spesso l’unico modo per andare veramente avanti, è fermarsi. E chiedersi se stiamo andando nella direzione giusta. O se è arrivato il momento di cambiare direzione. Non perdiamo questa occasione, che pure così tanto ci tocca nei nostri affetti più cari, per le persone che vanno di là. E se quella giacca, dopo lo strattone, non ci sta più bene, o non ci piace più, non importa: regaliamola a chi una giacca non ce l’ha. Basta poco per cambiare il mondo. E invertire la rotta: verso una “nuova normalità”. Basta altrettanto poco per restare dove si è: nella comoda illusione di andare avanti, mentre si precipita indietro. Non facciamolo, per noi, per i nostri figli che ci guardano e per l’Universo che, anche attraverso uno strattone, ci sta dicendo che, malgrado tutto, e ancora una volta, che ci vuole ancora bene. Non deludiamolo.

Vince

vincenzo@vincenzopezzella.it