Va dove ti porta… Se devo prendere spunto dal celeberrimo romanzo di Susanna Tamaro, del 1994, per chiedermi dove mi sta portando il recente trasloco, beh, devo dire che la risposta, letteraria, è arrivata velocissimamente. Mi ha portato, non casualmente, in due zone d’Italia a me care per motivi molto differenti: nella Sardegna del Nuorese, e nel suo interno così profondo, talvolta impermeabile, e a Sorrento, non lontano dalle mie origini.
In Sardegna mi ci ha accompagnato Grazia Deledda, Nobel del 1927, col suo “Canne al vento”, romanzo imperdibile per chi voglia conoscere la Sardegna di cento anni fa, senza lustrini, con i suoi riti e le sue convenzioni radicate nei secoli. Un capolavoro assoluto che, in una piramide sociale del tempo, quasi feudale, riesce a fare di un umile servo, Efix, il protagonista indispensabile alla trama. E’ il romanzo che, all’epoca, ha spinto la Commissione a dare alla Deledda il Nobel alla carriera, e leggendolo si percepisce tutto di ciò. Immensa.
A Sorrento mi ci ha portato Rosario Pellecchia, deejay, cantante e autore, col suo ultimo, appena uscito, “Così doveva andare”, dove anche qui la piramide sociale viene capovolta, laddove un anziano professore, Giulio Vergani, solitario filologo, uomo coltissimo, trova corrispondenza e dialogo efficace, con un lavoratore di una isola ecologica, “non discarica, è diverso”, come precisa Gaetano Mosca, di Sorrento, appunto, il protagonista che, in un punto della storia, il professore, riconoscendone le doti di sensibilità artistica (è un profondo conoscitore dell’arte dell’intarsio, il Gaetano, eredità dell’attività paterna), promuoverà a “poeta”. Inizi la lettura, ti “prende”, lo finisci, in un giorno. Bam! E ti ricorda come le nostre scelte, (libere?) influenzino non solo il nostro cammino, ma anche quello delle persone che il Destino ci manda. Perché “Così doveva andare”, appunto. Siamo tutti collegati, sempre, siamo Uno. Da Plotino, Stoicismo, 240 d.C., ad oggi, siamo Uno.
Perché il mio cambio di vita mi ha portato, per le sue vie sempre sorprendenti, proprio a loro? Beh, ormai non dovreste faticare a capirlo: perché i due, o forse, meglio, tre protagonisti delle due storie, si confrontano tutti con il loro Destino, e lo fanno in modi estremamente diversi, con sentimenti molto differenti, cercando di vedere lontano la destin-azione del loro percorso. Una cosa, però, hanno in comune, la accettazione del fatto che il Destino ti da sempre la possibilità di scegliere la strada da percorrere: è, sempre, una nostra scelta. Alla faccia di chi sostiene che Destino e Libero Arbitrio non siano compatibili! E la strada che decidiamo di percorrere è, poi, il modo in cui decidiamo di vivere la nostra vita.
Un altro elemento accumuna le due storie: l’irrompere sulla scena di figli. Anche qui, in modo diverso, ma figli. Un po’ come è successo anche alla mia Maisah, figlia di Nicola e Yasmine, in quel mio “La Donna di tutte le vite”, che il 27 Luglio ha compiuto nove anni. Figli che irrompono improvvisamente a far saltare equilibri consolidati, e meno male che, almeno nei romanzi che leggiamo, lo fanno! Sorprendersi mantiene giovani.
Ma, e non posso non citarlo, il vero miracolo letterario di questi due anni è stato il modo in cui Michele Ruol nel suo “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia”, ha fatto dei figli i protagonisti della storia: lo ha fatto con dei figli, nella storia, fisicamente assenti. Non vado oltre, non dico come, per quei pochissimi che ancora non avessero letto questo libro strepitoso. Finalista allo Strega dell’anno scorso. Fisicamente assenti, i figli, ma protagonisti assoluti, presenti, ma in modo differente. Ripeto: strepitoso!
Ah dimenticavo: gli oggetti! Tutte storie, queste tre, specie quella di Michele Ruol con le stanze di una casa intera, dove gli oggetti parlano, raccontano, spiegano agli umani: che sia un tavolino col suo cassetto, che siano delle pietre limitanti di un orto, che sia una cavigliera tramandata, o che sia un boccale di birra da collezione, ci parlano. Ascoltarli è un elemento imprescindibile del proprio Libero Arbitrio e, quindi, del proprio Destino.
Per chi vorrà, buona lettura.
Vince