I numeri dell’Anima

Tre modi molto diversi di accostarsi all’infinito. Lo strumento è lo stesso: i numeri, la matematica.

“Genio ribelle”, “L’uomo che vide l’Infinito”, “A beautiful mind”.

Un approccio sfrontato, fuori da ogni regola, proprio laddove la regola diventa una equazione da scrivere in corridoio, facendo pulizie. E’ il modo di stare al mondo di Will Hunting, il “Genio ribelle” ribelle, la massima espressione dell’”innatismo” tanto caro a Platone e al suo mondo delle idee. Non ha frequentato facoltà universitarie, non ha titoli, lava i corridoi di un college e fa il muratore come il suo amico Chuckie, ma legge, tanto, legge una formula o un testo una sola volta e gli basta. Ma legge, tanto e di tutto. Sfida l’istituzione, provoca, nel profondo nei suoi affetti più cari, un grande Robin Williams, lo psicologo Sean McGuire, che sa, unico, come entrare nella sua anima. E lo farà.

Viene dall’India, invece, la storia, vera, all’inizio del secolo scorso, di Srinivasa Ramanujan, che ne fa il protagonista di “L’uomo che vide l’Infinito” di Matthew Brown. Ramanujan, come Will, parte da una istruzione molto di base, ma si avvicina all’infinito con sacrificio, dedizione, studio “matto e disperatissimo” avrebbe detto Giacomo Leopardi nel suo Zibaldone. Per lui, l’infinito nei numeri è riscatto, autoaffermazione, rivincita da una colonia inglese, orgoglio per la famiglia rimasta a Madras, mentre lui sarà al Trinity College. Mentre Ramanujan è autodidatta, Will Hunting si affida ad un istinto di cui non è neanche padrone, anche se cerca di apparirlo finché McGuire lo metterà di fronte al suo sé vero.

Disperatissimo, lo studio di Leopardi, come lo studio instancabile del Professor John Nash, premio Nobel per l’Economia nel 1994, ben descritto, seppure con qualche licenza poetica, specie nella parte finale, nello splendido “A beautiful mind” con un Russel Crowe spettacolare. Nash percorre tutte le tappe della carriera universitaria, stando dentro l’Istituzione, a differenza di Will e di Srinivasa, ma quando “guardi oltre”, la zona di confort, pur nel riconoscimento del valore, non è sempre garantita, specie se i tuoi comportamenti non sono così istituzionali. Ma questo si sa, per informazioni chiedere al Robin Williams di “L’attimo fuggente”, dove l’infinito si raggiunge tramite la poesia.

Restiamo ai nostri numeri e ai loro magnifici interpreti. Aristotele e Cartesio, pur in modi differenti, hanno visto nei numeri persino l’essenza dell’anima, Cartesio persino di Dio, e chissà quante volte abbiamo pensato che anima, spirito e numeri fossero realtà ontologicamente così distinte da essere inavvicinabili tra loro nella ricerca della natura proprio dell’anima. Io credo che questi tre film, pur attraverso strade diverse ci pongano di nuovo, artisticamente, la questione, facendo ciò che l’arte è chiamata a fare: essere irrazionale al punto di essere coraggiosa, talvolta “spericolata” e a volte persino impudente.

Il coraggio di questi tre film sta, per molta parte delle loro vicende, nel tenere al di fuori, parcheggiati da qualche parte, in pausa, i sentimenti. Amicizia e amore all’improvviso irrompono nelle loro vite, come se urlassero il loro bisogno di esserci. Will ha amici, veri, e sulla loro presenza, in certi tratti, fonda il suo poter stare in piedi: sono gli appoggi sicuri, il suo è un clan che anche nei suoi eccessi si è dato delle regole. Ramanujan ha l’amore che rispetterà per tutta la vita, a prescindere dalle sue modalità di arrivo secondo una tradizione del suo paese. È un uomo molto “rispettoso” della vita e quindi dell’amore. Nash pure: dei tre, l’Amore che Nash ha nella sua storia, è quello che mi ha fatto commuovere. E scommetto che, guardando la storia di Nash, a qualcuno, in più di una scena, verrà in mente un capolavoro assoluto con Will Smith che parla di lettere scritte ed imbucate. Mi fermo qui, no spoiler. 😉

Ma l’Amore non si può tenere in panchina per sempre, neanche se sei un genio della matematica. Nonsi può obbligarlo ad urlare quando ti avvisa che è arrivato il momento di accoglierlo. La poesia di questi tre capolavori sta nell’illusione, che mi ha suscitato forte, che chissà mai che un giorno dietro una sequenza di numeri si sveli la formula dell’Amore. Ma se anche succedesse (magnifica illusione) nessuno la dimostrerà mai: l’Amore sfugge al controllo, sfugge alla soluzione, sfugge al calcolo: non sarebbe Amore.

Buona visione. 

Vince

occhialideldestino@gmail.com