Buongiorno a tutte e a tutti.
L’osmosi è un fenomeno fisico, chimico e biologico per cui, in un recipiente diviso in due parti da una membrana che sia semipermeabile, il solvente (che poniamo sia acqua) passa dalla parte in cui c’è meno sostanza (che poniamo sia sale) in soluzione, a quella in cui c’è più sostanza in soluzione. In altre parole, le due camere del recipiente tendono all’equilibrio nella concentrazione della sostanza in soluzione.
Questa ricerca dell’equilibrio può essere spontanea, senza nessun apporto di energia (“spinta”) dall’esterno, oppure, appunto, può essere forzato dall’esterno, ad esempio, per velocizzarlo.
Ma la condizione necessaria perché si possa palare di osmosi è che sia presente una barriera, una membrana, appunto. Ma deve avere una caratteristica: deve essere attraversabile.
Siamo di fronte ad uno di quei casi (presenti per lo più in ambito scientifico) in cui una barriera perde il suo connotato di ostacolo, di problema, di confine. Perché e purché, appunto, attraversabile.
Viviamo in un tempo storico di barriere, di confini, di limiti, di separazioni, di ”al di qua o al di là”.
Ed ecco che l’osmosi diventa un “fatto sociologico”, il cui senso figurato diventa la possibilità di influenzarsi reciprocamente tra persone, gruppi di persone, pensieri politici, religiosi, sociali, economici. E la tendenza non cambia: la ricerca di un “equilibrio” che consenta al solvente (l’ambiente “sociale” e “culturale” in cui avviene lo scambio) di permettere ai soluti (le idee) di circolare e confrontarsi “liberamente”, dove l’unica energia da introdurre sia l’energia che permetta lo scambio più proficuo nell’interesse del “sistema” tutto.
Ho visto in questi giorni una bellissima intervista a due atleti che competono all’interno dello stesso gruppo sportivo, con successo: alla domanda dell’intervistatore “Da dove deriva la vostra intesa?”, la risposta è stata “Deriva dal fatto che siamo molto diversi, e questo facilita le cose!”. Due diverse concentrazioni di energia, che hanno trovato un equilibrio: la membrana semipermeabile, la possibilità di comunicare, presupposto iniziale dell’inizio dello scambio, ha permesso il formarsi dell’equilibrio necessario al successo.
Il livello di semipermeabilità della barriera, assieme alle diverse energie iniziali, ha “guidato” lo scambio, ne ha modulato tempi e velocità, ha “atteso” che l’equilibrio fosse raggiunto.
In piena sintonia con i tempi, “La Chiave di Sophia”, ha posto come tema dell’ormai consolidato Festival Biblico, in Veneto e non solo, alla sua 22^ edizione, il concetto di limite, “Il potere del limite”, in senso non confessionale, come hanno sempre ben specificato la Direttrice Editoriale Elena Casagrande e Giorgia Favero nelle loro presentazioni a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso, ma, anche laicamente, dal mio punto di vista, in stimolante relazione con quel “kata metron” (secondo misura) cosi presente nella nostra tradizione greca.
Il limite come opportunità: la membrana osmotica come strumento positivo e, direi, persino necessario. Un ribaltamento di prospettiva, una opportunità per cambiare. L’energia da immettere nella soluzione è, come sempre, la Volontà di Cambiare.
Buona osmosi a tutti. 

Vince