Considerazione n. 1
E’ stato bellissimo, nei giorni Natalizi, ripercorrere a Torino alcune delle vie frequentando le quali Friedrich Nietzsche disse: “Ho trovato la mia città!” Abitava in Piazza Carlo Alberto, al numero civico 6, verso la Galleria Subalpina, dove andava a bere il caffè e ad ascoltare musica, e lì vi arrivò il 5 Aprile del 1888, in un piccolo appartamento al quarto piano, che trovò grazie al supporto di due giornalai vicini cui aveva chiesto informazioni e che gli affittarono l’appartamento per una trentina di lire al mese. Sapere che proprio lì, di fronte a te, dentro quelle mura segnate dalla lapide commemorativa, sono stati scritte, tra le altre, opere imprescindibili come “Il crepuscolo degli idoli” ed “Ecce homo” (rispettivamente Adelphi e Rusconi), fa una certa impressione. Autentici capolavori, dove Nietzsche, che pur pieno di rinnovato entusiasmo procede verso il momento più drammatico della sua vita, “si racconta” in pagine autobiografiche entusiasmanti e devastanti. Personaggio contraddittorio come pochi, dopo una vita di riflessioni, scelse (“o fu scelto da…?”) Dioniso, il Dio dell’irrazionale, della follia, del sovraterreno, dell’illimitato. Il solco era stato tracciato da subito, in giovinezza, quando dalla Germania partì per Nizza e poi per Sils-Maria, vicino ad Innsbruck, anni prima di giungere a Torino ma non solo, in Italia (Venezia e Sorrento tra le altre città), quando scrisse “Aurora”, il suo straordinario libro sulla morale: gliene parlò a Peter Gast (pseudonimo di Heinrich Koselitz, musicista, amico e per un certo tempo correttore delle sue bozze), quando questi risiedeva a Venezia, dicendogli: “Quando vi arriverà la copia dell’Aurora, andate al Lido, leggetela come un tutto e cercate di farvene un tutto, cioè uno stato passionale”. Era già tutto scritto dentro il dàimon di Nietzsche: la passione, il punto di partenza di quella contraddizione, ereditata dalla visione degli opposti della Grecia tragica, cui Nietzsche non volle mai rinunciare. Leggere Nietzsche ed accorgersi quanto sia stato brutalizzato dalla storia il suo “Sovrauomo”, “sovra-“, non “super-“, è diverso, molto diverso; quella tendenza all’andare oltre i dogmi delle religioni, della morale, come disse più volte, quando questa non è altro che “L’insieme delle regole di chi vince alla legge del più forte”. Quando ciò che si crede essere un ideale, laico, storico, metafisico o religioso, diventa se non ben consapevolizzato, una ulteriore catena che si somma alle altre che già cerchiamo di sciogliere.
Da ammiratore di Platone, il greco del dopo Socrate, della ragione, di Apollo, vivo con grande coinvolgimento personale la discussione interiore di Nietzsche tra la Ragione e la Passione, che diventerà conflitto tra realtà e delirio e che lo farà virare verso anni di cecità e di follia, così come viene “comunemente” intesa. Ma in questa epoca di “qui-e-ora” egocentrico e vanitoso mi viene direi doverosa la citazione 394 proprio da “Aurora”: “Le persone passionali pensano poco a ciò che pensano gli altri, il loro stato interiore le eleva al di sopra della vanità”. Vanità, appunto.
Buona Torino, per chi vorrà seguire quei passi straordinari.
Nei prossimi giorni una ulteriore Considerazione sul nostro.
Vince
Riferimenti bibliografici di Friedrich Nietzsche:
“Ecce homo”, RusconiLibri, 2023
“Aurora”, RusconiLibri, 2025
“Il crepuscolo degli idoli”, Adelphi, 1994
“La nascita della tragedia”, Adelphi, 1978