E ora? Che succederà?
Tutti gli scenari sono aperti: tutto è possibile. E’ la situazione in cui ci si trova quando un’opera letteraria o cinematografica si conclude senza un finale definito, senza risposte alle domande che ha “costruito” durante la narrazione. Aggiungo un’altra domanda, allora: sarà l’età, oppure il tempo a disposizione, o ancora la necessita, consapevole od inconscia di trovare un “senso”? Poiché, come noto, nulla succede per caso, proprio ieri ho incontrato un passaggio della filosofia di Aristotele sul significato del tèlos: il fine, il senso, lo scopo delle cose. E stamattina incrocio un cortometraggio del 2024, di Rosario Capozzolo, medico e regista, che è un inevitabile invito a certe “riflessioni”: “Il taglio di Jonas”, presentato l’anno scorso a “Fiati corti”, il Festival internazionale del cortometraggio a Istrana, in provincia di Treviso. Nove minuti in cui tutto può succedere, niente è precluso, nulla è scontato, quale percorso faranno i due protagonisti del corto, il giovane Jonas (un bravissimo Giordano Capparucci) e la vissuta parrucchiera Patty (il viso e gli sguardi di Lidia Vitale sono unici) ?
In ogni animo umano non c’è procedura e l’equilibrio sta in una bilancia che, a volte, di precisione ne esprime proprio poca: su un piatto la voglia di consapevolezza, sull’altro l’inconscio che fa il suo “lavoro sotterraneo”. Silenzioso ma decisivo, e il nostro libero arbitrio, lì, saltare da un piatto all’altro, per rispondere e rispondersi. E’ l’umano, è l’emozionale, è la bellezza del fuori schema.
Ne parlerò, la prossima settimana, al Convegno Nazionale di Chirurgia che si terrà a Quinto di Treviso, aperto alla cittadinanza per chi vorrà esserci, alle 14:30 del giorno 24 all’Hotel BHR, nella Relazione introduttiva al Congresso. Perché proprio lì? Perché l’umano, l’emozionale, il fuori schema, sono valori da conservare e proteggere di fianco, non subalterni, alla potente avanzata della tecnologia di cui si parlerà, utile, fondamentale, spesso salvifica, ma che lo è ancora di più se l’umano è lì, presente, con la sua storia, il suo tèlos, direbbe Aristotele ed il suo pathos, aggiungerebbe Nietzsche. Perché l’Amore e la Cura non sono procedure, sono “modi di essere”. Come, ho fiducia, direbbe anche il regista del corto, Rosario Capozzolo, medico.
Buona visione e buon Congresso per chi vorrà esserci ( a disposizione per info ).
Vince