Il 25 Agosto scorso sono stati 50 anni dalla pubblicazione di “Born to run“. Un caro amico, già springsteeniano all’epoca, che qui chiamerò P., mi chiamò e mi disse: “Stasera vieni da me a sentire un po’ di musica: ho completato l’hifi nuovo.” “Ok, dopo cena…”
Arrivo, ed era vero, impianto esoterico, qualità sonora da puntina, amplificatore e casse ormai rarissime, apriamo due birre e mi fa: “Mettiti comodo e ascolta questo ragazzo qua!”
“BANG!” Una folgorazione: una di quelle cose che letteralmente ti cambiano la vita: si lo so, mi rivolgo a te che mi dai dell’esagerato… No, no, è così: certa arte ti cambia la prospettiva. Il giorno dopo sono andato in centro a Treviso in un negozio di dischi e ho chiesto alla commessa, che ben conoscevo da tempo, hai qualcosa di uno che si chiama Bruce Springsteen? Mi indica lo scaffale, compro tutti i vinili che aveva, vado a casa, attacco il mio hifi e me li sparo tutti fino a notte. Il giorno dopo vado al posto di lavoro di P. ( i cellulari non esistevano ) e gli dico: “Stasera ci vediamo coi miei dischi nuovi”. Quella sera, la prima, ho scoperto molte cose: di avere un fratello che vive nel New Jersey e si chiama Bruce Springsteen; che mio fratello, nel testo di “Born to run”, ha inserito la più bella frase d’amore della storia del rock n’ roll: “Potrei morire con te sulla strada, Wendy, questa notte, in un bacio senza fine…“; che l’assolo di sax di Clarence Clemmons, ovunque tu sia ora, in “Jungleland” dimostra che l’iperuranio di Platone esiste e un giorno tutti vedremo l’Idea della Bellezza. E molto tempo dopo, che quella sera è successa una cosa straordinaria: un passaggio di consegne. Si, perché P., per una serie di circostanze (che non chiamiamo coincidenze perché, come si sa, le coincidenze non esistono e tutto avviene per una ragione…) non è mai riuscito a vedere il Boss dal vivo: sembra incredibile ma è cosi, ogni volta una qualche priorità, lavorativa, familiare o altro, si è sempre frapposta fra P. e questa gioia. Quanti biglietti acquistati e poi ceduti ad altri amici che non erano riusciti ad averli…
Abbiamo capito, i nostri due “daimon” si sono parlati perché lo sapevano già, chissà da quanto tempo prima, e hanno programmato quella serata di 50 anni fa, perché io mi innamorassi del Boss, lo vedessi 25 volte dal vivo dal 1985 a quest’anno, passando per i mitici 2003, 2012 e 2016 e raccontassi, ogni volta, a P. la magia del concerto: un passaggio di consegne.
Da “Atlantic City“, passando per “Born to run” fino alla magia di “Western Stars“.
Un consiglio, davvero: cercatevi su YouTube l’assolo di Clarence di “Jungleland”, chiudete gli occhi e lasciate andare tutto. Alla fine, inconsapevolmente, farete un respiro profondissimo e la vostra Anima si chiederà: ” Ma cosa ho sentito???”
Buon sabato. 
Vince