L’eredità ineludibile.

UN GIGANTE.
Un punto di riferimento ineludibile per credenti e non credenti. Ieri, 31 Agosto, è stato il tredicesimo anno da che Carlo Maria Martini è salito al Livello Superiore. Lasciandoci una eredità di Libertà Intellettuale nella Fede che non può essere trascurata da alcuno che voglia porsi, con onestà, le più importanti domande sul significato della nostra esistenza e su ciò che ne sarà dopo, nell’altra dimensione dove tutto, ma proprio tutto (inteso come il tà pànta greco, omnicomprensivo, quello usato da San Paolo nella Lettera ai Colossesi) è Spirito.
Parliamo di un Uomo che fu salutato e omaggiato da più di 200.000 persone di ogni professione religiosa, da non credenti, da agnostici, uniti nella certezza di aver avuto, per un sia pur breve tratto di vita, come compagno di viaggio un testimone di Cristo, che fondava, fortificandola ogni giorno, la sua Fede sul colloquio con sé stesso.
Rimane alla Storia il suo soler dire che dentro di lui ogni giorno doveva lottare per trovare una ragione per credere, calandosi così completamente in quella Storia Umana che così bene Benedetto XVI ha esplicato nel suo celebre discorso alla Università di Ratisbona nel 2006, laddove, citando un incontro fra l’imperatore bizantino Manuele II e uno studioso islamico, ribadisce che “Non agire secondo ragione, non agire con il Logos, è contrario alla natura di Dio” Papa Ratzinger, su questo presupposto, si spinse ad affermare: “è a questo grande Logos, a questa vastità della Ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori”. (Citazione dal documento a cura del Dicastero per la Comunicazione, della Libreria Editrice Vaticana). Nella convinzione, sua personale, più volte ribadita che: “…per essere buoni credenti, bisogna essere buoni pensanti”.
Fu proprio Carlo Maria Martini che indicò Ratzinger come Pontefice, laddove tutti ormai davano per certa la sua elezione al Soglio Pontificio, cui dovette rinunciare per motivi di salute, ma era certo che Benedetto XVI, così fine studioso dell’incontro tra cultura greca e cultura giudaico-cristiana, avrebbe proseguito la ricerca sulle domande fondamentali.
Il Cardinale Martini si è spinto alla creazione di una “Cattedra per non credenti”, gesto di una carica rivoluzionaria immensa (uso questo termine a me caro, avendo sempre ritenuto Gesù Cristo uno dei più grandi rivoluzionari della Storia), ma di grandissima coerenza cristiana, nel nome di quell’Ecumenismo che nessuno esclude, ma proprio nessuno. Al punto che, come è noto, a Lui, e non ai governanti dell’epoca, i gruppi armati di Prima Linea fecero recapitare le loro armi in segno di resa e di fine della loro pratica scellerata.
Quanto ci manca, Cardinale, oggi, di fronte ai costruttori di muri e di esclusioni, la sua Parola, essendo personalmente certo che a noi ricorderebbe, ma soprattutto a costoro che si professano credenti, che San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi ha scritto: “Dio sarà tutto in tutti”. E, per me, questo resta il Suo Testamento, a me caro, Cardinale Carlo Maria Martini.
Vincenzo Pezzella
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