Il Tempo. 1

Buongiorno!

Iniziamo un percorso che ci porterà, per chi vorrà, a riflettere sulla questione del momento: il TEMPO.

È diventata un’esigenza. Prima ancora che come fruizione, lo è diventata come dilemma, perché fondamentalmente non sappiamo ancora bene cos’è. Esiste o non esiste? È una invenzione del Sapiens? È solo una convenzione necessaria per convivere organizzati? L’unica certezza che abbiamo è che noi misuriamo un “qualcosa” che non sappiamo cos’è. Nessuno si meravigli: lo stesso ragionamento vale per l’anima, che nominiamo continuamente in famiglia, in amore, in chiesa (per chi crede), dallo psicologo ma nessuno può dire con certezza se esista davvero o meno. Ognuno di noi ha la sua “percezione” e relativa, personale “definizione” di anima, che deriva dalla propria sensibilità, così come ha la sua percezione e definizione di tempo, che deriva per lo più dal suo modo di misurarlo. L’orologio, il ciclo del giorno, gli appuntamenti fissati nella giornata, le distanze da percorrere, la crescita dei figli sono tutti “strumenti diretti o indiretti” che usiamo per scandire la nostra giornata, e quindi il nostro tempo.

Tempo lungo o Tempo largo? Tempo attivo od ozioso? Stiamo correndo o stiamo rallentando? Abbiamo una vita sola o torniamo più volte? Chi scrive ha “maturato” la sua percezione al riguardo, ma deve ammettere che per chi, molto più autorevolmente, si occupa di Filosofia e Astrofisica, il Tempo è ancora e prima di tutto Ricerca. Arriverà qualcuno a risposte definitive su alcune, tutte o forse nessuna di queste domande? Difficile da dire. E questa difficoltà è uno dei motivi per cui molti ritengono di affidare quella risposta, ad esempio, alla Fede. Atteggiamento rispettabile e, per quanto mi riguarda, in parte condivisibile. In parte, purché depurata dai dogmatismi. I dogmi sono, a mio parere, nemici della Sincera Ricerca, anche in ambito religioso (si veda a tale proposito il contributo relativo al Card. Martini di qualche giorno fa).

La dogmatica è una invenzione dell’Uomo, in Natura non esiste: in natura esistono i “postulati”, non i dogmi. E sono due cose ben diverse; i postulati sono frutto delle prove, delle dimostrazioni, fino a prova contraria, (stiamo a terra per effetto della gravità, ad esempio), i dogmi sono conseguenze di atteggiamenti fideistici (e per quanto riguarda la mia esperienza di relazione con persone della vita vissuta, da ritenere sempre sinceri come le persone che li seguano in vera onestà con sé stesse), va altresì rilevato che, storicamente, essi sono stati usati a scopo di “convenienza”, di “potere”, di “Stato”, laico o religioso che sia.

Questa distinzione è necessaria da subito per chi si interroga su ciò che lo circonda e va posta da subito, anche in maniera forte, in modo da scansare da subito equivoci di sorta.  I dogmi ti tolgono libertà, perché ti imprigionano in una risposta che non è il frutto del tuo percorso. E, autorevolmente, a proposito di Fede, lo stesso Gesù, questo ci ha insegnato sulla Croce, sperimentando drammaticamente questo distacco dal dogma quando ha chiesto al Padre “Perché mi hai abbandonato?” E prima di lui, nella cultura greca, nel mito di Crono (Tempo), ad un certo punto gli uomini vengono lasciati soli con la loro Responsabilità ed ecco che Gesù, sulla Croce, è stato, allora, in quel momento più “Uomo” di sempre. “Il Verbo si è fatto ciò che siamo noi” (Ireneo di Lione, Contro le eresie, Jack Book, Milano, pag. 410, citato in “L’anima e il suo destino”, Vito Mancuso, pag.219). Perché quella domanda, che ha fatto lui, dobbiamo farla noi, per essere liberi, e non è un abbandono, è una “presa in carico della propria vita, piena del  proprio tempo e del proprio senso”.

Se ognuno ha la sua scelta, o meno, di Libertà, ognuno necessita del suo Tempo, che è personale, perché come valore assoluto non esiste. Einstein, nella Teoria della Relatività, lo associa indissolubilmente allo spazio, per cui, semmai, esiste lo spazio-tempo, ma lo rivedremo. Qui possiamo prendere atto che, se Il Tempo, come si sa, scorre diversamente nell’Universo, a seconda delle forze gravitazionali, quanto diversamente può scorrere, allora, dentro ognuno di noi? I Credenti, non temano, lo ha detto perfino Sant’Agostino, nelle sue Confessioni, al capitolo XXVII, 27: “In te, o anima mia, misuro il tempo.” Per Plotino, nel III libro delle sue straordinarie Enneadi, il tempo è la vita dell’anima. A proposito di quanto già detto sull’anima…

Quanta Grecità nel Cristianesimo: il che non ci deve sorprendere se pensiamo che Seneca, uno dei massimi esponenti dello Stoicismo (cui si deve quel Logos cosi caro a Giovanni Evangelista) era contemporaneo di Gesù, essendo nato nel 4 a.C. e morto nel 65 d.C.

Ingannare il Tempo, come Idea, prima ancora che come realtà, significa ingannare solo sé stessi, perché noi non abbiamo pietre da dare in pasto a Chronos, come fece Zeus nel suo mito, per sfuggire al suo “divorare” le vite dei figli. A nostra disposizione, però, abbiamo uno strumento formidabile, per godere appieno del “nostro” (è proprio, quindi, il caso di dirlo) tempo; abbiamo la “giusta misura”, il katà mètron, che così bene il Prof. Galimberti cita a pag. 14 del suo “L’etica del viandante” (Feltrinelli, 2023) e in quella personale “giusta misura” sta ciò che ci necessita per la nostra eudaimonia”, la felicità che cerchiamo, in fondo, per tutto il nostro tempo.

A presto, con Tempo 2.

Vince

occhialideldestino@gmail.com