Buongiorno.
A chi non è successo, un giorno, di dover chiedere per essere ascoltati con attenzione?
Un giorno Gesù, mentre era in viaggio verso Gerusalemme, entrò nel villaggio di Betania. L’accolsero le sorelle di Lazzaro, Maria e Marta. Delle due, all’arrivo di Gesù, Maria interruppe ciò che stava facendo e si sedette di fronte a lui per ascoltarlo; Marta, sia pur per zelo di ospitalità, continuò nei suoi lavori domestici e, in un qualche modo, rimproverò entrambi per averla lasciata sola nelle faccende di casa. Il capolavoro di Tintoretto che vedete descrive la scena. Gesù le rispose: “Marta, tu ti affanni troppo e ti agiti per troppe cose, quando di una sola cosa c’è bisogno. Maria ha scelto la parte giusta, che nessuno le toglierà”. In questo breve, ma potentissimo dialogo, due sono le parole chiave: “troppe” e “giusta“. Troppe cose insieme diventano affanni che giocoforza ti fanno perdere il contatto con l’altro. Giusta è la parte che Maria ha scelto, l’ascolto attento, nella grande occasione, di cui vuole godere pienamente.
Nessuno di noi paragona la posizione di Gesù in questo dialogo alla propria nella nostra quotidianità, ma, come tutta la sua vita, anche questo episodio è un grande messaggio per noi, questa volta, sulla differenza tra l’ascolto e l’ascolto “attento”.
E’ successo a molti, credo, dopo aver ascoltato qualcuno con impegno e dedizione, di sentirsi dire, dal proprio interlocutore, venuto il proprio momento: “Parla, parla pure, che io ti ascolto lo stesso” E intanto, lava l’automobile, carica la lavastoviglie, taglia la siepe, stende i panni. “Così guadagno tempo!”. Guadagno.
Ma ciò che di urgente, amorevole, necessario, spesso tutte queste tre cose insieme, abbiamo talvolta da dire non è rivolto né ad un’azienda, né ad un negozio al dettaglio, che debbano guadagnare. E’ rivolto a una persona, che, probabilmente, ti sta molto a cuore. Ascoltare con attenzione ed esclusività ti fa assorbire l’altro per crescere, criticare, assentire, arricchirti. Anche ascoltare, o meglio, sentire passivamente, facendo altro, ti cambia la vita: te la peggiora, te la impoverisce. L’unico che ci “guadagna” è quell’Ego che, preferendo lavare l’auto o stendere i panni, pensa di venir prima dei bisogni di espressione di chi ti parla. E ti fa entrare in quel gruppo di persone che si preoccupa di sentire solo ciò che gli fa comodo per poterti rispondere con quello, di conveniente per sé, che ha, forse, già deciso, aprioristicamente, e probabilmente anche da tempo, di dirti.
Buon Ascolto e buona fine settimana a tutti.
Vince
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