Aprire.

Quante volte lavoriamo per organizzare perfettamente la nostra vita, poi improvvisamente accade qualcosa che scombina tutti i piani che abbiamo faticosamente costruito? Certo che dobbiamo vivere cercando di mettere un po’ di ordine fra tutte le incombenze della vita. Ed insegnare ai figli che “costruirsi” un futuro soddisfacente è necessario, non tanto e non solo per il loro conto corrente, ma soprattutto per la realizzazione di sé stessi ed il miglior rapporto possibile con la propria anima, il proprio daimon, la propria missione, il proprio destino. Altro è pensare di avere tutto “sotto controllo”. Ma dai… Meglio essere pronti ad “accogliere” ciò che la vita ci manda, perché, qualsiasi cosa essa ci mandi, bello o meno bello che sia, “ha un significato”. Magari non lo cogliamo subito, ma lo ha. Il problema sono gli schemi, quando sono rigidi, immutabili, con i nostri “normali” criteri di valutazione della realtà; “normali”, mah? Rispetto a cosa? All’educazione ricevuta, agli schemi sociali, al mainstream dominante? Il fatto è che siamo troppo abituati a ragionare in termini di causa-effetto. E cioè: se facciamo una cosa, vogliamo subito vedere una conseguenza, una risposta, una reazione da parte della vita. Oppure: fanno una cosa a noi, allora noi reagiamo subito e pretendiamo da chi sta di là, una reazione comunque in linea con la nostra azione. In sostanza, torniamo sempre ad un punto già detto: avere la situazione sotto controllo… se non succede, è il caos! Vogliamo che le cose accadano dentro il limitatissimo “recinto della nostra percezione”, lì e solo lì. Questo è il problema. La NOSTRA percezione, l’unica valida. Per noi. Ma giusto per “smontare” luoghi comuni che non hanno fatto altro che “imprigionarci” letteralmente, quante volte ci siamo ripetuti: “Ognuno è fatto a modo suo!” E allora, come possiamo pretendere che la nostra visione delle cose sia così simile, da farci interpretare le situazioni allo stesso identico modo, nelle nostre diversità? Messa così, ci sembra effettivamente una pretesa un po’ eccessiva? Una pretesa, appunto… La Realtà non è per ciò che è, la Realtà è ciò che è per come la vediamo, la “sentiamo”, la “percepiamo”. Le cose non stanno mai “così”, le cose stanno per come ognuno di noi le “vede”. La ragazza di questa foto guarda “fuori” dalla sua zona di confort: guarda fuori e fa bene. Una bella pozza di acqua termale ogni tanto fa benissimo, eccome! Ma la luce lì fuori regala panorami nuovi. Da non perdere, perché ne abbiamo bisogno, senza pudori, con coraggio: ora più che mai. Aprire, aprire, aprire.

Vince

occhialideldestino@gmail.com