“All’inizio era il λογος”…
Come inizio, dovendo riferirsi alla “Parola”, e facendo riferimento all’incipit del Vangelo di Giovanni, non é male: poi, che chi è cristiano traduca lògos come “Verbo“, chi é platonico invece come “Relazione“, chi é stoico come “Ragione“, chi é junghiano come “Archetipo“, chi non si riconosce in nessuna di queste interpretazioni e allora λογος diventa ciò che può contare di più, cioè “la propria storia personale“, nulla cambia del valore in sé di “Parola”, pronunciata, ascoltata, scritta, letta, mimata, .
Platone, si sa, non amava scrivere perché considerava la scrittura una “pericolosa mediazione” tra l’anima e il mondo, ad altissimo rischio di alterare, con la costruzione necessaria alla sua espressione, l’originalità del pensiero interiore e prima ancora dell’Idea da riportare nel mondo. Ma fu costretto a farlo, perché anche a Platone, come a noi oggi col passaggio dall’analogico al digitale, i tempi imposero di passare dalla tradizione orale, che considerava superiore, allo scritto e quindi di fissare, di “tracciare” il pensiero nella stesura del testo. Ma trovò, genio, il compromesso che gli permise di accettare la novità del tempo: scrisse in forma di Dialoghi e di Lettere, ciò che gli consentì di “raccontare personaggi parlanti”. Ed ora, fa buona compagnia, nella nostra eredità culturale, ad Omero con i suoi poemi, ad Aristotele con la sua Etica, a Jung col suo Libro Rosso, tutte raccolte di appunti, si, scritti, ma “destrutturati”, scritti e pubblicati da altri (Omero), o postumi, quindi ancora da altri, come nel caso del figlio di Aristotele (Nicomaco), o per lasciarli ai posteri come sorprendente testimonianza, forse per tempi che divenissero maturi (Jung… che uno psicanalista facesse proprie visioni oniriche e Fisica quantistica, frequentando l’amico Niels Bohr e le sue formule matematiche, per quanto “probabilistiche, e dei medium nello stesso periodo non era proprio “ortodosso”😉).
Il mio riferimento moderno, non greco, sulla parola e quindi sul Linguaggio resta sempre Martin Heidegger e la sua clamorosa affermazione: «Sempre l’uomo è governato dal destino del disvelamento. Ma non si tratta mai della fatalità di una costrizione. Infatti, l’uomo diventa libero solo nella misura in cui, appunto, appartiene all’ambito del destino e così diventa un ascoltante e non un servo.” «La questione della tecnica.”, 1953. E la parola, per il filosofo che non si è mai risparmiato sulla necessità di un vocabolario ricco per esprimere i propri pensieri più intimi ed articolati, credo. sia lo strumento più importante che abbiamo per disvelare il nostro sé prima di tutto a noi stessi se, davvero, vogliamo, come ci fa intendere Heidegger, diventare “amici e complici” del nostro dàimon, della nostra vita e delle sue espressioni quotidiane.
In questo senso l’esperienza di Medicina Narrativa è uno strumento formidabile per rifocalizzare la “complicità con il sé più intimo” e l’obiettivo di consapevolezza che si voglia perseguire nel continuo “qui e ora” della propria esperienza. Chi mi conosce da tempo, qui e in aula, sa quanto personalmente abbia “sposato” da sempre il vissuto formativo con l’Arte visiva (vedi i due convegni recenti all’Archivio Storico Artisti Trevigiani), con la Musica di ogni genere e con gli sport di squadra (eh… la Relazione), ma ciò che condivido pienamente, e mi fa molto piacere questa assonanza, sono il “close” e lo “slow reading” di questo approccio, la vicinanza e il tempo adeguato per cogliere i dettagli delle esperienze. Si sa, le persone più “sensibili” colgono dettagli che ai più sfuggono e questi dettagli possono essere fonte di gioia come di tristezza, ma, se sapremo “maneggiarli” questi dettagli, perché anche questa è una “tecnica”, o meglio, possiamo dire “un’arte”, che però è un tutt’uno, valorizzandola, con l’emozione istintuale, saranno comunque un patrimonio della nostra costante crescita personale.
Grazie alle D.sse Sabina Ferro e Susanna Venaruzzo per la perfetta conduzione e organizzazione del Corso, in un contesto, tra l’altro, come quello del Museo Civico Bailo di Treviso, laddove lavorare sul sé circondati dalla Bellezza non può che essere un ulteriore grandissimo valore aggiunto all’esperienza.
Vince