Quella piccola consapevolezza

Quando vedo una farfalla, una formica, un’ape, le guardo e penso, mentre operano le loro faccende in Natura: “Chissà se hanno una consapevolezza del loro essere presenti, del loro “esserci nel mondo”, direbbe Martin Heidegger, cosi come lo intendiamo noi umani. La consapevolezza, superamento dell’istinto naturale di sopravvivenza, di vita, di riproduzione per la specie, la complicità con l’ambiente ospitante, anche negli animali che usualmente, e probabilmente sbagliando, non classifichiamo tra gli animali “superiori”. Certo che, quando li osserviamo, noi che non siamo degli scienziati della materia, ma comuni passanti osservatori, vediamo comportamenti “sociali”, in questi essere meravigliosi e minuscoli, che ci fanno pensare che la “consapevolezza” c’è, eccome. Li vediamo, spesso, salvarsi, aiutarsi, prendersi cura dell’altro: una solidarietà spontaneamente naturale che sembra andare oltre l’istinto di natura. Vorrei essere per una volta una formica, avere le antennine e imparare quel “linguaggio” che a noi sembra silenzioso, ma chissà, a quali frequenze vibra, fisiche o chimiche che siano. Chissà se un’ape è “consapevole” del suo ruolo in natura, così prezioso ed a rischio, chissà cosa prova una farfalla a trasformarsi da uovo, bruco e crisalide, e le formiche, fanno sempre tutto giusto nel formicaio oppure ogni tanto un rimprovero a “far meglio”, ad essere più “consapevoli”, chissà se lo fanno anche loro?

Beh, sono i pensieri in libertà di una persona che si fa delle domande su ciò che vede, cercandone le risposte, ma poi, niente per caso, incrocia i versi di un grande Poeta Romantico, anzi il fondatore del Romanticismo, William Wordsworth, che nel suo poema postumo “Prelude“, citato in “Il codice dell’anima” di Hillmann, si chiede se addirittura i corpi solidi, inanimati, abbiano un “qualcosa” di invisibile:

“A ogni forma naturale, roccia o frutto o fiore,

le pietre persino, che lastricano la strada,

conferivo una vita morale: li vedevo provare sentimenti

o li legavo a un sentimento: la grande massa 

era impiantata in un’anima vivificante, e tutto ciò

che vedevo respirava di un significato interiore.”*

E’ forse, la conclusione cui arriva William James, nel suo “Le varie forme della coscienza religiosa”*, quando, citato da Luisa Bortolotti nel suo “Il Genio Religioso”, scrive che: “…nessuna delle due [scienza e religione] saprebbe rendere superfluo l’uso dell’altra. E perché mai, dopo tutto, non potrebbe il mondo essere tanto complesso da constare di tante sfere di realtà, interpenetrantisi tra di loro, alle quali perciò potremmo alternativamente accedere adoperando differenti concezioni ed assumendo attitudini differenti?”.

Buona consapevole natura!

Vince

occhialideldestino@gmail.com

Riferimenti bibliografici

Il codice dell’anima, James Hillmann, Adelphi, 1997-2025

The poetical works of , William Wordsworth, Oxford University Press, 1946

Le varie forme della coscienza religiosa, William James, Bocca. 3^ ed. 1954

Il Genio Religioso, Luisa Bortolotti, Neuroscienze.net

Essere e tempo, Martin Heidegger, Mondadori, Oscar Moderni, 2020