Tempo… quando?

Oscilliamo continuamente tra la sensazione/necessità di dover lasciar andare ciò che è già successo, il Passato, come se fosse un fardello, una “palla al piede” alla nostra crescita e, d’altra parte il bisogno di far tesoro delle esperienze passate perché ci servano da lezione per il futuro. A parlar di futuro, poi, si ha, a volte, la sensazione di dire una bestemmia: “Il futuro non esiste! Qui e ora! La vita è adesso!” D’altra parte, che la vita sia adesso, non c’è dubbio… il Passato è passato, il Futuro arriverà tra un attimo. Questo è fuori discussione. Altro è il concetto di “lasciar andare” il passato. “Come” lasciarlo andare. E qui ricette non ce ne sono, ognuno ha la sua che passa attraverso la sua pelle, la sua vita, la sua percezione di sé. Menti eccelse ci hanno pensato prima di noi,  con l’intento sincero di metterci a disposizione il loro pensiero: “Brevissima ed ansiosissima è la vita di quelli che dimenticano il passato, non curano il presente, temono il futuro“ (“De  brevitate vitae”, Seneca), “Chi vuol esser lieto, ebbene, sia, del doman non v’è certezza” (Lorenzo il Magnifico), facendo un salto epocale fino alla “attuale” ( si può dire?, in relazione a cosa?) Fisica Quantistica dove il Tempo, come entità, sembra non esistere o, quanto meno, è oggetto di fortissima discussione nella comunità dei Fisici e dei Filosofi… Il Passato è passato, ma se lo rianalizziamo allora ritorna presente, il futuro non c’è, possiamo solo ipotizzarlo, ma se lo ipotizziamo ne facciamo un presente nel progetto, ma a sua volta il presente non esiste già più nel momento in cui lo realizziamo, è già passato, (uno degli infiniti punti di una retta, in geometria…) quindi non esiste… Se il concetto di tempo ha bisogno delle sue tre componenti per esistere, ma almeno due “non sono”, il Tempo non esiste e quindi anche “vivere il presente” sarebbe concettualmente impossibile. Può esistere un “qualcosa” che mette in relazione due “non esistenze”? Eh…

Anche una linea retta, che tende all’infinito, partendo da un punto teoricamente senza una fine, quindi è un “divenire”, è fatta di infiniti punti, che sono infiniti “presenti”, eppure, solo l’appartenere alla retta, li rende parte del divenire, cioè del cambiamento; così non fosse resterebbero punti, immobili, non evolutivi, dei presenti “fini a se stessi”, “monadici”…

E’ ipotizzabile che si viva solo il Divenire, anziché il Presente? La Fisica Quantistica lo sostiene, con ipotesi del tutto plausibili e convincenti, ma, ad un inguaribile romantico come me, ciò che mi affascina è che, in fondo, ci fa tornare ad Aristotele quando dicevo che il Tempo è solo uno “strumento di misura” di un “qualcosa” già presente nell’Universo e ci fa reinterpretare il famoso “panta rei” di Eraclito (500 a. C. … ) dandogli un senso originale, che non è “tutto passa”, bensì un coraggioso “nulla è presente”…

Egizi, Greci e Romani avevano già capito ciò di cui a tremila anni di distanza  si adducono evidenze persino sperimentali, e questa è la magia dove Fisica Quantistica e Newtoniana raggiungono una sintesi. Basta guardare, anziché chissà dove, lontano da noi, alla Nostra Storia. Che, a rileggerla, non è passato, non è futuro, non è adesso… semplicemente, … abita l’Universo nella nuova dimensione dello “spaziotempo”.

Buon tempo! 🙂

Vince

occhialideldestino@gmail.com

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